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L'esperto risponde di Novembre 2009

franchising franchise

L’affiliazione commerciale è il contratto, comunque denominato, fra due soggetti giuridici, economicamente e giuridicamente indipendenti.

La domanda:

Vorrei avviare una agenzia di viaggi in franchising. Alcune proposte, pur provenendo da aziende che vantano numerosi affiliati, mi paiono sospette.

In un caso, mi assicurano che non devo richiedere direttamente alcuna licenza perché agirei tramite loro, ma io so che la legge dice una cosa diversa.

In un altro caso, mi propongono un contratto di associazione in partecipazione, dove l’attività rimane di proprietà dell’azienda e io non sono titolare di nulla. Come mi devo comportare ?

Silvana Vimercati - Varese

La risposta del nostro esperto Luca Fumagalli:

Il problema messo in luce dalla lettrice è emerso alla fine degli anni 90, quando la liberalizzazione delle licenze in Italia diede modo di avviare le prime reti in franchising nel settore turistico.

Molti tentarono di difendere una situazione quasi monopolistica ostacolando il rilascio di nuove licenze, provocando una penosa incertezza legislativa nella quale i furbi si insinuarono a danno degli inesperti.

In qualche caso, questo pseudo-franchising, venne contrabbandato come sistema per bypassare l’iter di ottenimento delle autorizzazioni.

Fatica inutile, visto che l’iter, nel frattempo, è diventato sempre più agevole.

Dal 2004, la legge sull’affiliazione commerciale chiarisce che: «L’affiliazione commerciale (franchising) è il contratto, comunque denominato, fra due soggetti giuridici, economicamente e giuridicamente indipendenti…».

Quindi, se la licenza rimane in capo all’azienda, non si può parlare di franchising, dato che manca il requisito primario dell’indipendenza.

Ancora più paradossale il secondo caso proposto.

Si spaccia per franchising una rischiosissima collaborazione quasi dipendente che ha tutto tranne i vantaggi del mettersi in proprio.

La lettrice dovrebbe assumersi buona parte degli investimenti iniziali e tutti i rischi della gestione senza alcun beneficio se non quello, piuttosto vago, di ottenere una partecipazione agli utili dell’attività; ammesso che ce ne siano.

Avrebbe, quindi, rischi e responsabilità di un imprenditore, ma non sarebbe proprietaria di nulla. Ancora, pur avendo oneri e mansioni di una dipendente, non avrebbe neanche la sicurezza di un salario e di tutte le garanzie (previdenza, ferie, indennità…) previste per qualunque impiegato.

Impostare una collaborazione su premesse così poco trasparenti sarebbe un grave errore.

Consiglio di rivolgere l’attenzione verso operatori seri, che offrano contratti in grado di mantenere le prerogative di autonomia imprenditoriale e di assicurare nel contempo i veri vantaggi del franchising: formazione iniziale, assistenza, supporto continuativo, notorietà di marca, economie di scala nel rapporto con i fornitori.