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Legale da legare

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Meglio fare da sé, che affidarsi a chi si spaccia per esperto senza alcuna competenza.

Il candidato affiliato è di quelli farciti di soldi e di buone intenzioni.

Al nostro incontro è arrivato ben preparato, dopo aver fatto alla nostra proposta di franchising e alla documentazione informativa ogni sorta di analisi: sangue, urine, radiografie, Tac, test di gravidanza e delle allergie...

Da due mesi ci rivolta come calzini e alla fine ha capito che siamo tra i pochi, nel frastagliato mondo del Frankestain, a poterci considerare come quelli della pubblicità dell’acqua: puliti dentro e belli fuori.

Gli piace tutto, del nostro progetto, e restano da chiarire pochi, minimi dettagli contrattuali prima di procedere all’affiliazione.

Purtroppo, ha deciso di portarsi appresso il suo consulente legale, nonché amico di famiglia, l’avvocato Caio Melatiro. L’avvocato solleva questioni di merito e di demerito, sposta la punteggiatura, lima una virgola, riscrive il già scritto, descrive il già detto.

Il candidato è impaziente, firmerebbe il contratto così com’è, tanto è convinto della nostra serietà e correttezza.

Ma il Melatiro, pur di guadagnarsi in qualche modo la pagnotta, s’impunta: «Io di contratti di franchising ne ho fatti mille e le rotary non ci stanno mai… Inoltre l’area di esclusiva è molto elusiva… Qui è tutto vessatorio, giaculatorio, frantoio e scorsoio… Dobbiamo riscrivere il contratto in ogni sua clausola o non se fa nulla…».

Alla fine, con i suoi vaneggiamenti, l’avvocato riesce nell’intento: spaventa il candidato al punto da portarselo via senza firmare, sproloquiando «di fuffe, baruffe e di sventate truffe…».

MORALE: Il franchising è materia da specialisti e pochi consulenti sono realmente preparati sull’argomento. Così, l’intervento del professionista di fiducia o di famiglia rischia di portare più danni che vantaggi.