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Healthcare, digital e scalabilità, in franchising

Tra le nuove frontiere dell’affiliazione, l’healthcare, cure e servizi per la salute delle persone.

Quando si parla di healthcare, bisogna fare una premessa: con questo termine non si fa riferimento al benessere nel senso di wellness e cosmetica, ma alla salute in generale e anche in ambito ospedaliero.

Al contrario, l’evoluzione tecnologica e i cambiamenti sociali occorsi in questi anni hanno portato a una crescita considerevole del settore, trasformandone la composizione e rendendolo
uno dei comparti più interessanti dal punto di vista economico (e non solo), anche grazie alla nascita di una moltitudine di startup, e allo sviluppo di servizi innovativi disponibili per tutti i pazienti.

Non è un caso, infatti, che in questi anni proprio l’healthcare abbia attirato l’attenzione di numerosi investitori che ne hanno visto le potenzialità in termini di ritorno economico e di sviluppo tecnologico. Questo ha fatto sì che tale settore diventasse trainante per l’intera economia, realizzando trend di crescita superiori rispetto alla media.

HEALTHCARE: LA SPESA MONDIALE E ITALIANA

Nel 2021 gli Stati Uniti spenderanno circa 11.356 dollari pro capite nell’healthcare, mentre in Pakistan si supereranno a malapena 50 dollari pro capite. E in Italia? I Paesi Ocse spendono
mediamente 3.992 dollari pro capite, mentre l’Italia si ferma a 3.428 dollari.

Alle carenze della spesa pubblica, suppliscono gli acquisti diretti dei cittadini italiani. Sebbene il nostro tasso di crescita annuale della spesa corrente pro capite per la salute sia appena dello
0,2%, (davanti alle sole Grecia, Francia e Messico), la spesa diretta dei cittadini italiani, a parità di potere di acquisto, è superiore alla media Ocse, con 791 dollari contro 716 dollari, al di sopra di altri Paesi partner come la Germania (738 dollari), il Regno Unito (629 dollari) e la Francia (463 dollari).

Dati ugualmente positivi e superiori alla media anche quelli relativi alla spesa per i prodotti farmaceutici (come i medicinali prescritti e da banco).

In Italia, infatti, il 17,5% della spesa corrente per la salute è rivolta a questo segmento merceologico, per una spesa corrente su base pro capite a parità di potere d’acquisto di 601 dollari. In confronto, la media della spesa per farmaci nei Paesi Ocse è, invece, del 16,1% sul totale della spesa per la salute, per acquisti pari a 554 dollari di media.

I BUSINESS MODEL

I business model diffusi nel settore healthcare offrono spesso servizi sanitari di diverso tipo: da
quelli più “tradizionali”, all’interno di centri polispecialistici, ai più innovativi, attraverso prestazioni in telemedicina. L’offerta è erogata in diverse modalità integrate e complementari:

- Station: postazione dedicata ai servizi di telemedicina, che può essere installata all’interno di aziende, farmacie e differenti realtà con diverse configurazioni.
- Point Medical Care, dedicata a prestazioni sanitarie di secondo livello.
- App per usufruire prestazioni mediche a distanza.

Secondo lo studio di GlobeNewswire sul Global Smart Healthcare, le tecnologie smart applicate al settore della salute hanno già registrato un mercato da 144 miliardi di dollari nel 2019 e la ricerca prevede una crescita potenziale del 16,2% annuo fi no al 2027.

IL FATTORE DI SUCCESSO

Il primo fattore a giocare un ruolo decisivo nel successo dell’healthcare è l’invecchiamento progressivo e inarrestabile della popolazione.

Nei prossimi anni, più che mai healthcare ed evoluzione digitale viaggeranno insieme.

Lo dimostra il fatto, ad esempio, che nel 2018 gli investimenti in digital healthcare sono stati superiori a 18 miliardi di dollari, segnando una crescita del settore di più del 50% rispetto al 2017, con particolare attenzione alle startup di terapia digitale, intelligenza artificiale e robotica. Trend che sarà probabilmente accelerato ulteriormente dall’esplosione della pandemia, che ha quasi costretto medici e pazienti ad affidarsi ancora di più alla telemedicina.

IL CASO

Voliamo Oltreoceano invece per scoprire il franchising BrightStar, specializzato nei servizi di assistenza, medica e non, alle persone anziane. La fondatrice, Shelly Sun, inizia a interessarsi al settore quando cerca strutture di qualità per la cura e l’assistenza di sua nonna Pat, senza trovare però una realtà che offra servizi 24 su 24 e 7 giorni su 7, mettendo a disposizione sia servizi medicali sia di assistenza e accompagnamento. Da qui la decisione di fondare il primo centro BrightStar Care a Gurnee, nell’Illinois.

Dopo aver validato il business model e aperto altri due centri proprietari, Sun ha lanciato la sua rete in franchising nel 2006. Oggi BrightStar è una realtà internazionale: nel 2018 era presente in 329 località tra Stati Uniti e Canada, oltre a offrire anche servizi casalinghi quando necessario. Sin dalle sue origini, la forza di BrightStar è stata la differenziazione dell’offerta. Nel 2019, BrightStar Care ha ricevuto un riconoscimento dal Global Franchise Award come miglior franchising nel settore dell’infermieristica e dell’assistenza sanitaria, oltre a registrare quasi 2 milioni di dollari di revenue per centro.

a cura di Davide D’Andrea Ricchi
IL NOSTRO ESPERTO Docente di Franchising presso la Business School del Sole24Ore. Nei Master post laurea in Marketing e Digital Strategy e Retail Management.
Ceo e Founder di Sviluppo Franchising – www.sviluppofranchising.com Imprenditore nel Regno Unito nel settore food&beverage Made in Italy.