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Pineapple, la catena in franchising per
la riparazione smartphone dal 2012

Punta sul magazzino per fare la differenza Pineapple, importante catena italiana, franchising dal 2012. «Alla base c’è un’azienda commerciale specializzata in elettronica di consumo» spiega Paolo Lavaggi, franchising manager di Pineapple. «Abbiamo 10mila prodotti, 3.500 prodotti a marchio nostro e altri commercializzati, tra cui il catalogo Apple. Dal nostro magazzino partono merci e ricambi per i 30 negozi della catena. Cresciamo al ritmo di un’apertura al mese. Lo store online offre un catalogo di 11mila referenze e ne godono tutti gli affiliati. Il loro business arriva per il 50% dal negozio e per il 50% dal laboratorio collegato al p.v.». E l’usato? «È un mercato interessante. Online, si può calcolare la quotazione del device». Come vi affermate sulla concorrenza? «Il nuovo Apple, originale, è un punto di forza. Ogni anno, inseriamo 3mila nuovi articoli e ne togliamo 1.500, abbiamo 400 fornitori. E rapidità del servizio: ripariamo un telefono in 40-60 minuti». Consigli per aprire un negozio nel franchising telefonia Pineapple? «Valuta il tuo budget. Con Pineapple, apri con 20mila euro, o con 32mila-33mila: locale chiavi in mano, formazione di 10 giorni, merce. Considera la solidità del franchisor e le cifre dei centri pilota: il nostro di Chiavari ha fatturato 363mila euro, nel 2015. La media di un centro va da 50mila a 200mila l’anno. C’è spazio. Anche nelle piccole città».

iReplace, quando Il software fa la differenza nella riparazione smartphone

«La prima vera differenza dalla concorrenza è la programmazione. Il nostro team di programmatori ha sviluppato il sistema informatico aziendale, per gestire la rete in maniera professionale» racconta Lucio Mazzone, che ha avviato con il fratello Roberto la catena iReplace 10 anni fa, business in franchising dal 2013, con 50 punti attivi. Altro plus del franchising nella telefonia iReplace? «Siamo importatori diretti dei ricambi e accessori: garantiamo all’affiliato un prezzo d’acquisto molto basso per creargli un’alta marginalità di vendita». Consigli anti-concorrenza? «I concorrenti low price sono in via di estinzione, la qualità ripaga. Chi acquista un dispositivo a un prezzo molto elevato non si fida a farlo riparare da chi svende il proprio lavoro. Per la location, ci avvaliamo di consulenti per lo studio di geomarketing». Progetti? «Legheremo il food alle riparazioni, con gli iReplace Cafè».

RipariAmo la catena in franchising della telefonia col laboratorio centralizzato

C’è chi propone un’altra via, per avviare un centro riparazioni: il laboratorio in remoto. Stefano Sorrentino ha iniziato vendendo nel 2002, nel 2010 ha sterzato verso l’assistenza e la riparazione, creando la catena Fastassistance, oggi RipariAmo, 40 negozi affiliati in tutta Italia e due Store. «Con la vendita di device gestita dalla Gdo e dai negozi brandizzati, il segmento del settore con un maggior incremento è quello dell’assistenza. Uno smartphone su tre si danneggia fra il primo e il secondo anno e non è più coperto da garanzia. Chi apre un franchising RipariAmo non ha bisogno di nessuna esperienza tecnica pregressa. Ha alle spalle uno staff con esperienza decennale» spiega Sorrentino. «L’affiliato al franchising RipariAmo si appoggia al laboratorio centrale che, entro poche ore dall’inserimento assistenza, ritira il prodotto tramite corriere espresso, ripara entro il giorno seguente, rispedisce all’affiliato. Entro 24 ore lavorative il cliente ha il prodotto, con garanzia sulla riparazione di 90 giorni». Non creare un laboratorio abbassa gli investimenti. «I costi partono da 3.900 euro. Non si deve retribuire un tecnico (24mila euro-48mila euro annui), mantenere il laboratorio (10mila euro annui) e allestire il magazzino ricambi (30mila euro in media)».