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Franchising ed e-commerce: quale limite per il franchisee?

Franchising ed e-commerce: quale limite per il franchisee? ... L'esperto di Franchising City risponde

Salve, ho sottoscritto nel 2009 un contratto di affiliazione a una rete in franchising che opera nel settore dei prodotti per la cura della persona.

Il contratto, che aveva la durata di 5 anni, si è rinnovato alla scadenza per eguale periodo.

Più o meno un anno fa, per sviluppare l’attività del mio punto vendita, ho aperto un sito web attraverso il quale commercializzo  alcuni dei prodotti.

Il franchisor mi ha contestato l’illegittimità di questa mia attività di vendita online affiancata a quella fisica richiamandosi a un esplicito divieto che in effetti è inserito nel contratto.

Può obbligarmi a rinunciare alla vendita online o peggio farmi chiudere il sito?

Federico M. da Ancona

Rispondono: Donatella Paciello e Elena Pagliaretta (Studio legale Donatella Paciello & Elena Pagliaretta) in collaborazione con Sviluppo Franchising.

Gentile lettore, i casi come il suo non sono infrequenti: capita ancora oggi di trovare nei contratti di franchising specifiche clausole che vietano tout court ai franchisee la commercializzazione dei prodotti e dei servizi contrattuali attraverso lo strumento dell’e-commerce.

Questo divieto assoluto - imposto dal franchisor al franchisee - di servirsi dello strumento del commercio elettronico è pacificamente invalido: si pone infatti in contrasto con il diritto antitrust comunitario e, più specificamente, con il Regolamento n. 330/2010 in materia di accordi verticali.

e-commerce-franchisee-franchisor

Secondo quanto previsto dagli “Orientamenti sulle restrizioni verticali” dettati dalla Commissione Europea per l’applicazione del citato Regolamento, “in linea di principio, a qualsiasi distributore deve essere consentito di utilizzare internet per vendere prodotti”.

Questo diritto riconosciuto al singolo franchisee deve poi ovviamente essere coordinato con il diritto degli altri franchisee a non vedere “invaso” un territorio concesso loro in esclusiva: il sito web infatti, a differenza del punto vendita fisico, è potenzialmente raggiungibile da qualunque luogo geografico nel quale è fruibile una connessione alla rete.

A questo proposito il Regolamento 330/2010 opera, nel capo delle vendite, un’importante distinzione tra le c.d. “vendite attive” e le c.d. “vendite passive”.

Sono considerate passive le vendite che non sono risultato di una specifica azione di sollecitazione, come ad esempio la risposta a ordini non sollecitati di singoli clienti situatati su territori concessi in esclusiva ad altri franchisee o che sono frutto di azioni pubblicitarie o promozioni di portata generale: esse sono considerate, per il franchisee che le pone in essere, un modo ragionevole per raggiungere i propri clienti all’interno del territorio allo stesso assegnato e non possono essere assoggettate a limitazioni di sorta.

L’esistenza di un sito Internet è considerata una forma di vendita passiva e quindi una clausola che ne vieti l’utilizzo è da considerarsi invalida: ciò che invece il franchisor può legittimamente pretendere, è, per esempio, che il franchisee rispetti un certo layout e che, più in generale, l’attività online del franchisee rimanga sempre coerente con il modello di distribuzione del franchisor o del fornitore.

Il Regolamento acconsente invece che vi siano accordi tra franchisor e franchisee che limitino le vendite attive, intendendosi per tali quelle che sono frutto di condotte indirizzate a uno specifico gruppo di clienti o a clienti siti su territori concessi in esclusiva ad altri, per esempio attraverso l’invio di email o newsletter.

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